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La Madonna della Consolazione presso la Basilica di Santo Stefano torna a splendere (Prof. Franco Faranda)

L’immagine al centro dell’antica cappella della Madonna Gravida, oggi oggetto di un accurato restauro, voluto dal Rotary Club Valle del Savena, fino al 1922 era posta nel chiostro grande e al posto suo c’era un’altra immagine che raffigurava la Madonna Gravida, probabilmente quella che oggi è custodita su una parete della cappella della Trinità. Prima ancora, al posto della cappella era posta la scala santa, che raggiugeva il Palazzo di Pilato. Un’area oggi occupata dalla parte superiore della chiesa del Crocifisso. È possibile che la trasformazione da scalone a cappella della Madonna Gravida, sia avvenuto proprio alla metà del XIV secolo, quando Simone dei Crocefissi dipinge la Madonna Gravida. L’opera venne staccata solo nel 1922, quando la cappella fu dedicata alla Madonna della Consolazione, e venne ordinata la distruzione della precedente cappella, ivi compresi le lapidi che ne testimoniavano la lunga storia. Il dipinto di Simone dei Crocefissi, dopo essere stato staccato dalla sua cappella, viene infine sistemato su una parete della chiesa della Trinità. Al suo posto vi viene collocata la Madonna della Consolazione, precedentemente ubicata nell’omonima cappella, nel chiostro grande. Cappella demolita nel 1922, durante i lavori di risistemazione del chiostro e la sua trasformazione in sacrario per i caduti della Prima guerra mondiale. Con questa ricollocazione e con la damnatio memoriae dell’antica cappella, si finisce anche per smarrire la lettura d’insieme dei soprastanti affreschi di Bartolomeo Cesi, eseguiti nel 1574 e il cui percorso iconografico trovava compimento nell’immagine della preesistente Madonna Gravida, che era entrata a far parte della lettura iconografica del ciclo del Cesi, dedicato alla Immacolata Concezione.

L’immagine della madonna Gravida conclude l’elaborazione di Cesi. Il pittore, in alto, narra la concezione umana, ma straordinaria, della Vergine. Nella Madonna Gravida, posta in continuità con il ciclo da lui dipinto, vi troviamo la Concezione Divina donata all’umanità attraverso la Vergine concepita senza peccato. Due momenti della stessa storia mariana.

Una raffinata consequenzialità perduta quando nel 1922 viene ordinata la distruzione della cappella della Madonna Gravida e la prima immagine viene sostituita con quella che vediamo oggi, giudicata molto più decorosa e oggetto di devozione.

Questa immagine, poco leggibile prima dell’intervento del Rotary, ha anch’essa una lunga storia, oggetto di venerazione anche da parte dei monaci. Raffigura una Vergine Madre di Dio, che le fonti dicono antichissima e di origine bizantina. Il termine si riferisce al modello, quanto alla realizzazione, nel nostro e nel secolo scorso, sarebbe stato impossibile affermare qualsiasi cosa prima di questo intervento, eseguito dal Laboratorio degli Angeli, che opera in Bologna. Poco per volta, con pazienza e attenzione, rimuovendo soprattutto lo sporco e le incrostazioni saline, riemergeva il ricco decoro del maphorion (mantello) della Vergine. L’azzurro intenso era ravvivato da fantastici volatili in foglia metallica, probabilmente oro o argento, dei quali resta impressa l’impronta sul manto, dopo la caduta della foglia metallica. Il fondo quadrettato, del tutto riproposto anche con l’aiuto di un nuovo strato di calce, rivelava, sotto i rifacimenti, a destra un drappo rosso e, a sinistra, guardando l’immagine, degli interessanti decori. Dei fiorellini, quasi impressi con un punzone, nell’intonaco fresco. Fiori regolari, con i petali delimitati da un filo rosso, probabile lacca, che riempiva anche la corolla. Il volto della Vergine si caratterizza per un ricco incarnato, le guance affusolate, le labbra grosse, rosse quasi contratte, colte un attimo prima che l’immagine facesse sentire la sua voce.

Tutti elementi che pongono il dipinto nella seconda metà del XIV secolo, in qualche modo coevo all’altro di Simone dei Crocefissi o nella generazione successiva. Viste le ampie lacune e le abrasioni, non è possibile affermare altro, anche se, a Bologna, la ricchezza decorativa del mantello, che possiamo solo immaginare, non è più di Simone, ma di Lippo di Dalmasio. La nobiltà narrativa fa della Vergine, ma anche del Figlio, con i loro sguardi che dobbiamo intuire prendendo a modello le mobili ciglia della Vergine e l’umana compiutezza del corpo del Cristo-bambino, una raffigurazione viva, moderna, “che non sembiava immagine che tace” (Dante, Purgatorio X, 39).

Frammenti di luce hanno ripreso corpo attraverso le sapienti mani delle restauratrici e la consequenziale riflessione, che accompagna la rinascita di un dipinto poco considerato anche perché molto mal messo.

Il Rotary ricorda anche con questo restauro il Giubileo della Speranza, in pieno svolgimento. Cosa, se non la Speranza, ha guidato le persone, nei secoli passati, a sostare davanti all’immagine soprattutto per chiedere una grazia, ma anche e semplicemente per un incontro con la Vergine Madre, cercata attraverso la riproduzione su muro.

Un tempo anche una bella immagine, ma pur sempre pallido riflesso, inventato dagli uomini, tracciato sul muro in attesa di incontrarci “faccia a faccia con l’infinita bellezza di Dio” (cfr 1 Cor 13,12) e potremo leggere con gioiosa ammirazione “il mistero dell’universo, che parteciperà insieme a noi della pienezza senza fine”. (Enciclica Laudato si n. 243).

E’ stata realizzata una cartella stampa on-line con le immagini del restauro prima, durante e dopo con tutte le informazioni storiche sull’opera e sul lavoro di restauro svolto:

https://photos.app.goo.gl/DEpWkiZ6Lt1cAgXe7

Prime osservazioni dopo il restauro: clicca qui